I suggerimenti per questo periodo: le azioni faranno guadagnare di più

azioniGli investitori sono sempre alla ricerca del profitto più vantaggioso, tra bond e azioni. In questo momento tutti puntano sulle azioni, più profittevoli dei bond, che hanno un rendimento più basso rispetto al mercato azionario, che è in piena ripresa. Anzi, con una media del 10% del profitto, siamo in un periodo che non si vedeva da anni. E le previsioni parlano di profitti ancora più alti per le azioni, che in questo momento pagano di più. Non è un caso che Wall Street sta realizzando record su record, mentre il Giappone sta recedendo un pochino dopo che il Nikkei ha segnato i suoi massimi da 20 anni. Anche le borse europee stanno navigando in buone acqua, pur non realizzando dei record. Molti stanno investendo su azioni più rischiose, sicuri del buon momento del mercato. Questo anche grazie ad un indice di volatilità molto basso, come non si registrava da anni. Anche la situazione geopolitica, nonostante le tensioni con la Corea del Nord, è molto favorevole, con uno stato abbastanza stabile. Inoltre c’è molta omogeneità sulle azioni per quanto riguarda i profitti, e quindi i portafogli possono diversificarsi per diminuire i rischi. A questo aggiungiamo il basso costo del denaro, che consente prestiti per investimenti più profittevoli, e la stabilità del dollaro, che diminuisce i rischi. Dunque, meglio le azioni dei bond.

MPS, il titolo continua a perdere

mpsMPS non riesce ad uscire dalla crisi del prezzo delle sue azioni, che da quando sono state ricollocate sul mercato non hanno mai raggiunto il target minimo. Il ribasso è costante, fin dal primo giorno, e gli investitori iniziali saranno rimasti delusi, ma sicuramente potranno approfittarne i nuovi investitori. Ieri ancora un ribasso del 3,1%, una vera e propria debacle che ha portato il prezzo dell’azione a 3,37 euro. Ma siamo ancora alle fasi preliminari, con la fase di adesione sull’offerta pubblica, su base volontaria. Quando lo scambio con i vecchi titoli subordinati sarà terminato, si potrebbe assistere alla risalita del titolo. Lo scambio sta proseguendo abbastanza bene, ma mancano solo quattro giorni alla fine dell’offerta, e solo i tre quarti dei titoli sono stati scambiati. L’adesione è del 73,59%, per un totale di 174.911.176 di azioni, in scadenza alla chiusura della piazza di Milano per il 20 novembre. Qui si chiuderà la possibilità per i piccoli risparmiatori, e quindi dopo scenderanno in campo gli investitori più grandi, allora si saprà quale è il destino delle azioni Mps.

L’ultima settimana il titolo ha perso quasi il 20%, ma una volta in campo i grandi investitori, si dovrebbe assistere alla risalita.

Bitcoin cash, finisce la grande abbuffata

bitcoinForte contrazione oggi per Bitcoin cash, che dopo i forti rialzi degli scorsi giorni, cede il 20 per cento in media, per le prese di profitto. Dopo aver raddoppiato il suo valore, adesso il Bitcoin cash inizia a cedere terreno per stabilizzarsi sui 1230$. Le prossime ore diranno se le prese di profitto sono finite o se la criptovaluta continuerà la sua discesa. Dopo la forte contrazione del bitcoin classico invece, oggi la prima criptovaluta al mondo torna in positivo. Dopo aver perso quasi 1000$, il bitcoin tenta la risalita, accompagnando tutte le altre crptovalute, tutte in verde. Da segnalare la grande prestazione di Dash, ai massimi storici, con la grande performance di ieri a +20%.

Si stabilizza invece l’Ethereum classic, dopo aver ceduto ieri quasi il 20%.

Stabile anche Ripple, che non lascia quota 0,19 mentre è in leggera risalita il Litecoin. Monero avanza a 127 dollari, e anche Neo si stabilizza a 28 dollari. Male Zcash, che scende a 266 dollari.

Il mondo delle criptovalute è in continuo fermento, e il 2018 si prospetta come un anno interessante, che sarà pieno di soddisfazioni ma anche di disfatte. Il Bitcoin continuerà a crescere, e sempre che l’investimento a lungo termine pagherà gli investitori, mentre si attende il definitivo lancio di Ripple, forse la criptovaluta più stabile, che non porterà probabilmente ai prezzi fossi delle altre cripto, ma non lascerà nemmeno lacrime e sangue sul terreno.

Brembo, bene i trimestrali, male in borsa

bremboLa Brembo SpA è l’azienda leader nel settore dei freno per auto e moto, fornitrice delle migliori casa automobilistiche, soprattutto a livello sportivo. Montare dei freni Brembo è sempre una garanzia, e sia la Formula 1 che il Motomondiale si affidano all’azienda del Bergamasco per la frenata dei loro bolidi. Ma Brembo è anche una realtà azionaria e dell’industria italiana, un’azienda sulla quale puntare alla Borsa di Milano, se si vuole investire dei risparmi.

Dal cascinale che ospitava la fabbrica nel 1961, anno di fondazione, è passato molto tempo, e oggi la Brembo pubblica i dati dell’ultimo trimestre con ricavi netti di 1,85 miliardi di euro, con un incremento del 8,1% rispetto allo stesso trimestre del 2016. In aumento anche il margine operativo, del 9,5%, ovvero 369 milioni circa, e il reddito operativo, a +6,4% quest’anno (da gennaio), per circa 270 milioni, ovvero il 14,6% dei ricavi. L’utile netto incrementa del 5,5%, pari a 196,4 milioni, ma cresce, leggermente, l’indebitamento finanziario, a 250,4 milioni dai 195,7 milioni della chiusura di bilancio 2016.

I buoni numeri della Brembo si riflettono sulle azioni, con le prese di profitto che spingono il titolo giù dello 0,3%. Chi ha azioni deve decidere, se realizzare, o tenere, aspettando il rialzo del titolo.

Le ottime prestazioni di Pirelli

pirelliLo avevamo anticipato in un articolo di qualche settimana fa, era il 19 ottobre, e oggi continuano le conferme sulle azioni della Pirelli, dopo il suo ritorno sul mercato azionario. Si era parlato di un target price di 6,7 euro ad azione, e l’azienda conferma il suo trend positivo dopo l’Ipo e la trimestrale più che positiva, che mostra i progressi dell’anno, da gennaio fino a settembre. Così il titolo guadagna ancora e si avvicina ad agganciare i 7 euro ad azione. Oggi è ancora in positivo del 1,15%, e registra il record positivo fino ad oggi, da quando Pirelli ha deciso di tornare in Borsa.

Il trimestrale spinge in alto le azioni grazie a ricavi di 4.038,5 milioni di euro, il che significa un incremento del 9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Grandi prestazioni per il settore High Value che segna un aumento del 13 per cento sia nel volume che nel ricavo, incidendo sul fatturato fino al 58 per cento. È un autentico record di ricavi, che porta Pirelli a centrare tutti gli obbiettivi, anche di rinvestimento, del suo Piano Strategico fino 2020. Un’azienda in espansione quindi, con un probabile update in alto del target price. Probabili prese di profitto a parte, il consiglio è su hold.

Investimenti diamanti: il risparmio tradito dalle banche

diamantiL’Antitrust ha fermato la truffa degli investimenti in diamanti da parte delle banche, multando Mps, Unicredit, Intesa Sanpaolo e Bpm per le loro pratiche commerciali scorrette. La Consob aveva esentato le banche dal prospetto informativo quattro anni fa, e questo diede il via alle vendite ma con metodi truffaldini.

Alessandro Pedone dell’Aduc riporta come le banche vendessero diamanti prospettando dei guadagni ma fornendo informazioni false, con i prezzi mostrati al rialzo che invece non lo erano. Si usavanno delle pubblicità a pagamento fotocopiate da importanti quotidiani, a cui però veniva cancellata la parola pubblicità, ingannando così il cliente. Risultato, prezzi al ribasso nella realtà, e al rialzo dalle informazioni fornite ai clienti.

L’indice dei prezzi sui diamanti non è mai univoco, e questo è un investimento per esperti. Il solo indice attendibile è quello Rapaport di Anversa, la città dei diamanti, oggi anche artificiali. La Federpreziosi aveva chiesto un intervento, ben quattro anni fa, e la rivendita, così facile come era prospettato dalle banche, era invece proibitiva per questi preziosi. Le banche volevano anche le commissioni, e così, dopo numerose denunce, il tutto è venuto alla luce.

Sono ben 120 mila i clienti raggirati, che ora vogliono che le banche ricomprino al prezzo di acquisto i loro diamanti, mentre gli istituti tacciono colpevoli.

BCE riduce gli acquisti ma allunga i QE

bceLa BCE era attesa dai mercati oggi, per l’annuncio sui QE. La decisione della banca centrale è a metà strada, o meglio per un’interruzione soft. Da una parte saranno acquistati meno bond, ma il programma sarà allungato mentre i tassi restano invariati. I QE saranno ridotti da 60 a 30 miliardi al mese, nel 2018, da gennaio fino a settembre, quando la BCE dovrebbe interrompere gli acquisti.

Soddisfatti i mercati, con gli investitori che preferivano il mantenimento del programma di aiuti e di tassi bassi, per continuare a rilanciare l’economia. Le borse europee rispondono in maniera positiva e gli investitori continuano a credere nella ripresa sotto la tutela della banca centrale.

Via agli acquisti dunque, anche se l’euro scivola sotto quota 1,18 sul dollaro, per un incentivo alle esportazioni. Ora gli investitori dovranno calibrare le loro analisi, sicuri che, come ha già anticipato Mario Draghi, la BCE sarà sempre pronta a nuovi aiuti e rafforzare il QE, in caso di bisogno. Intanto la facilità di credito spinge in alto gli acquisti azionari e valutari, mentre il Bitcoin si prepara ad una nuova fork spingendo il prezzo in alto del 5% per avvicinarsi di nuovo ai 6000 dollari. Oggi vanno male i tecnologici, ma siate pronti agli acquisti per sfruttare i rimbalzi di Alibaba, Tesla e NVDA.

Mercati emergenti est europeo: il punto

Mercati emergentiI mercati emergenti dell’est europeo stanno segnando ottime performaces per quel che riguarda il mercato azionario, mentre qualche incertezza si profila sul mercato valutario e sui bonds, più a causa delle incertezza geopolitiche che per colpe proprie. Ora i paesi emergenti devono solo consolidare i risultati, anche se la ripresa del dollaro, e dei rendimenti dei bonds USA, potrebbero creare problemi non solo alle valute e alle obbligazioni, ma anche alle azioni societarie, che dovranno aumentare e consolidare i rendimenti.
La Russia continua il suo rally, tanto che Fitch ha migliorato il suo giudizio da “stabile” a “positivo”. La Russia ha un debito estero molto basso e in diminuzione, anche se deve intervenire sul proprio deficit, frutto anche delle sanzioni occidentali.
In Polonia ci sono forti segnali positivi, a partire dalla ripresa dell’inflazione e un mercato azionario in forte progresso, tanto che dal prossimo anno, il FTSE non lo considererà più emergente ma sviluppato. L’Ungheria ha abbassato il tasso degli overnight e viaggia con un’inflazione tra il 2,8% e il 2,5%. Ottimi i risultati economici. In Repubblica Ceca il Pil arriverà al 4,7%, ma il mercato azionario è in perdita del 2%, come in Ungheria.

Cosa comprare oggi

eniIl mercato di aggi, analizzato dai broker, propone almeno un paio di azioni segnalate per l’acquisto. La prima è l’Eni, che attualmente cede lo 0,76% ma è segnalata per il buy. Il prezzo attuale è di 13,73 euro, ma gli analisti, in particolare Fidentiis, hanno fissato il target price a 17 euro. Un ottimo guadagna dunque, e un buon suggerimento agli investitori.

Il secondo titolo segnalato per il buy è quello di Anima Holding, a cui Berenberg assegna il disco verde per un’inversione di tendenza per raggiungere il target price di 7,9 euro. Attualmente cede lo 0,72% con prezzo a 6,41 euro. Berenberg inoltre segnala un hold per Azimut Holding con il target price fissato a 18,70 euro. Azimut ora cede il 2,11%, ferma al prezzo di 16,67 euro. Per JP Morgan poi abbiamo Unipol in overweight, che sta guadagnando l’1,85% con prezzo a 3,87 euro. In hold, per Deutsche Bank, anche Pirelli, per cui si assegna un target price di 6,7 euro. Attualmente Pirelli è in perdita del 1,39% ad un prezzo di 6,37 euro.

Quindi oggi abbiamo una serie di target per gli investimenti che potrebbero portare a guadagni consistenti, in particolare per Eni, da cui si attendono buoni movimenti in avanti.

Investire in bond di paesi emergenti

bond paesi emergentiIn futuro si potrebbe delineare una situazione favorevole per gli investimenti in bond dei paesi emergenti, perché secondo l’head of emerging market debt di Nn Investment Partners, Marcelo Assalin, i rendimenti sono ai massimi storici e le possibilità di crescita delle rispettive economie sono alte, ma su ritmi costanti e moderati, quindi più stabili. Questo però contribuirà a abbassare gli spread, lasciando meno margine di guadagno. Ma d’altra parte, se si vuole rischiare molto, i bond non sono certamente i titoli ideali. Bisogna comunque valutare molti fattori, tra cui le monete nazionali, che secondo gli analisti, per i paesi emergenti, sono sottostimate del 15%, e che potrebbero risalire velocemente nei prossimi anni, garantendo un profitto ulteriore. Le inflazioni e i tassi di interesse piuttosto alti inoltre, potrebbero, grazie alle buone crescite finanziarie, spingere le diverse banche centrali interessate a tagliare il costo del denaro, aumentando i capital value dei bond. Occhio quindi ai bond di Turchia, Russia, Brasile e Sud Africa, che potrebbero regalare ottimi profitti nella loro combinazione di rendimento e cambio valutario.

Demografia, crescita economica, possibilità di spingere in alto i prezzi delle materie prime. I fattori che giocheranno sulla scacchiera saranno molti, ma gli analisti sono concordi nel reputare alcuni paesi molto convenienti, e invitano gli investitori a sostenere i loro debiti sovrani.

Titolo JP Morgan in rosso

JP MorganWall Street è in rosso, dopo una serie di records continui. Il premarket di oggi indica leggere perdite, molto contenute, dello 0,03% per i future del Dow Jones, e dello 0,09% del S&P 500 è in calo dello 0,09%, mentre per il Nasdaq l’apertura dovrebbe essere invariata. I mercati sono in attesa di alcuni dati fondamentali per la macroeconomia statunitense, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e l’indice dei prezzi alla produzione. L’inflazione non riesce a decollare e questo sta frenando i mercati, che sono in attesa di conoscere almeno il dato alla produzione, più che quelli sulla disoccupazione, per la prima volta in aumento dopo sette anni.

Ma oggi è la giornata anche di JP Morgan e Citigroup, che dovranno pubblicare trimestrali. Nonostante i buoni dati, i futures di JP Morgan oggi sono in negativo (0,9%), ma si aspetta una reazione per domani. I dati infatti segnano un utile migliorato di 6,73 miliardi, pari ad un dividendo di 1,76 dollari per azione. La banca statunitense è una delle più performanti quest’anno in borsa, e questi risultati faranno sicuramente salire le azioni, tanto che il famoso analista James Fotheringham ha portato il target price a 61 dollari. Oggi l’azione è valutata 49,18 dollari, ma soprattutto i dati trimestrali sono migliori rispetto ai 1,65 dollari per azione previsti dagli analisti. Anche il fatturato è superiore alle attese: 26,2 miliardi invece dei 25,23 previsti.

Rialzo dei tassi: Germania preoccupata da scoppio bolla

bolla finanziariaIl ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che non dovrebbe comunque far parte del nuovo governo, ha dichiarato tutta la sua preoccupazione per una nuova bolla finanziaria pronta a scoppiare, nel caso di rialzo dei tassi da parte della BCE. La preoccupazione, condivisa da molti analisti, è per l’accumulo della liquidità e l’aumento del debito pubblico e privato”, che con il rialzo potrebbero scatenare un’altra crisi. Tra gli analisti concordi con la visione di Schaeuble, la Banca dei Regolamenti Internazionali, che aveva già lanciato l’allarme prima del tedesco. Tutto il pianeta sarà sotto pressione, perché ormai abituato al credito a tassi bassi, e non pronto ad una nuova stretta monetaria. La crisi insomma, sarebbe stata superata solo grazie al credito molto conveniente, ma senza quella struttura solida capace di garantire un’economia stabile di fronte a “tassi normali”.

In particolare, l’economia anglosassone, che secondo Schaeuble non godrebbe di concordati con i lavoratori, sarebbe a forte rischio, coinvolgendo così anche il resto dei paesi. Secondo la BCE però, e il suo stress-test, le banche sarebbero pronte al rialzo dei tassi, e anzi guadagnerebbero da un aumento degli interessi ricavati dal credito per almeno tre anni. Solo un’esagerazione tedesca dunque, non confermata dalla banca centrale, i cui test hanno invece indicato che proprio il rialzo dei tassi sarebbe la mossa giusta per confermare la ripresa e abbassare i debiti. Intanto gli investitori restano incerti, e le borse contrastate.

Il giorno nero delle banche: meglio disinvestire?

Ieri è stato il giorno nero delle banche, e anche oggi le cose non stanno andando meglio. I bancari sono stati indubbiamente i peggiori titoli a Milano, e oggi Ubi Banca perde il 2,8%, Bper Banca il 2,17%, Banco Bpm l’1,9% e Intesa Sanpaolo l’1,16%. Gli operatori stanno disinvestendo, dopo il rapporto della BCE che porterà le banche ad una maggiore attenzione sui crediti deteriorati. Ecco perché gli investitori stanno realizzando i profitti ora, con grandi vendite, che stanno portando i titoli giù.

La BCE inasprirà i requisiti delle banche sui crediti, che costeranno il 10% in più nei prossimi 2 anni. I titoli delle banche perderanno circa il 9%, e chi ha in portafogli oggi le azioni degli istituti di credito, è meglio che ne tragga profitto subito, prima di perdere i realizzi. Il settore bancario aveva guadagnato molto negli ultimi mesi, con le notizie positive sulla raccolta e sui bilanci delle principali banche, ma ora è arrivato il momento di disinvestire, perché i rialzi sono finiti. Probabilmente, dal documento consultivo dell’altro giorno, a quello attuativo che verrà emanato, le regole saranno ammorbidite, ma comunque le banche conosceranno un declino del prezzo delle loro azioni, specialmente quelle italiane, meno pronte all’attuazione delle procedure.

I Fondi Comuni d’Investimento alla conquista dell’Italia

Fondi Comuni

In Italia i Fondi Comuni d’Investimento hanno ormai superato, per dimensioni, i mercati finanziari, e rappresentano, con quasi 1000 miliardi, il 54% degli investimenti dei nostri cittadini, per la felicità delle banche e dei gestori di fondi, che corrispondono rendimenti minori, chiaramente, rispetto a quelli che si otterrebbero attraverso una gestione diretta dei propri investimenti.

Ad agosto i fondi hanno raggiunto una raccolta di 972 miliardi, con 55 miliardi in più, raccolti da gennaio, rispetto all’anno precedente.

Le famiglie italiane insomma, cercano di investire sempre più nei fondi, forse per scarsa fiducia dei mercati, ma probabilmente, per il senso di sicurezza nell’affidare a qualcuno di competenza, la gestione degli investimenti. E infatti sulla mancanza di competenze che puntano il dito gli analisti, mentre le banche e i gestori dei fondi sono ben contenti della loro potenza finanziaria. I fondi difatti, si rivolgono poi ai mercati, e qui speculano, mentre sono sempre di meno gli investimenti nelle obbligazioni statali italiane. Siamo infatti ai minimi storici, per quel che riguarda le aste dei Bot, nonostante a propensione al risparmio degli italiani, con la piccola ripresa economica, abbia segnato un buon +11,8%, tornando ai livelli pre-crisi. Ma negli ultimi due anni, questi sodi vengono investiti in fondi, e non direttamente.