Banche italiane e il futuro incerto

bancheNegli ultimi anni è stato detto molto sulle banche italiane. Le protagoniste sono state le banche insolventi come Monte dei Paschi di Siena, banca Popolare di Vicenza, Banca Etruria o Banca Marche per citare alcuni nomi. Si è chiarito il ruolo poco lungimirante di Banca d’Italia che non è stata in grado di controllare gli istituti menzionati e si è visto come l’effetto dell’introduzione di più stringenti regolamenti da parte della Banca Centrale Europea abbia portato allo scoperto situazioni poco gradevoli.

A questo punto c’è da chiedersi se ci sia ancora speranza nelle banche più consolidate come Unicredit e Intesa Sanpaolo. Sono ancora banche sicure per i loro clienti e per gli investitori? Costituiscono un buon asset in un portafoglio di investimenti azionari?

La situazione interna

Recentemente, sia Unicredit che Intesa Sanpaolo hanno annunciato una serie di esuberi nell’ordine delle migliaia. Osservando il fenomeno con un occhio più accorto, si notano delle differenze abissali alla base degli esuberi.

Unicredit dichiara di essere la banca con più filiali sul territorio. Ancorché questo possa essere positivo per alcuni clienti, l’istituto bancario si sta scontrando con le abitudini dei Millennial, ossia coloro nati tra il 1981 e il 2005. Secondo diverse ricerche, il 94% usa l’internet banking e non necessita di una filiale. L’effetto su una banca con molte filiali sembrano essere chiare e i recenti esuberi, circa 4000, sembrano muoversi in quella direzione. Tuttavia, il titolo sembra performare bene, come si può vedere dal seguente grafico tratto da Bloomberg.

Fonte: Bloomberg

Per quanto riguarda Intesa Sanpaolo, gli esuberi risultano ammontare a circa 4000. Tuttavia, non si deve dimenticare che l’istituto guidato da Messina deve integrare le due ex-popolari recentemente acquisite, pertanto l’operazione non dovrebbe destare troppi sospetti se vista in un’ottica di efficientamento. Proprio quest’ottica dovrebbe portare a pensare ad un outlook positivo. Osservando il valore dell’andamento azionario si vede un certo trend positivo da gennaio, anche se è innegabile notare una certa variabilità.

L’investimento azionario

In entrambe le banche, la situazione interna è instabile e questo porta ad una variabilità del titolo sui mercati azionari. In questo scenario, l’investimento azionario nei titoli bancari dei due istituti presenta un rischio legato alla forte volatilità di entrambi i titoli nell’arco dell’anno.

Questa volatilità potrebbe essere sfruttata nell’ambito di un investimento azionario nel breve termine, come ad esempio attraverso piattaforme di trading. È altrettanto certo che entrambi i titoli sembrano mostrare un certo trend nel lungo periodo e questo potrebbe essere un secondo tipo di investimento, legato ad un lasso temporale di alcuni mesi o addirittura anni. In questo secondo caso, sono davvero pochi i trader in grado di rimanere freddi durante le correzioni di mercato e puntare al lungo termine.

La situazione esterna

Come se non bastasse una situazione interna volatile, lo scenario macroeconomico sembra giocare una parte sempre più rilevante per l’intero settore bancario. Nonostante i fondamentali dell’economia a livello globale possano sembrare buoni, il rischio politico va intensificandosi in alcune aree geografiche e la tecnologia sta subendo sviluppi esponenziali con lo sviluppo di processi decentralizzati che potrebbero avere un effetto enorme sull’intero settore bancario e in ultima analisi sui titoli azionari e sull’investimento azionario.

Le informazioni pubblicate su questo articolo hanno finalità informativa, e/o pubblicitaria/promozionale e non sono in alcun modo da intendersi né come consulenza, né come sollecitamento all’investimento.

Le attività di trading comportano un alto livello di rischio e non sono adeguate a tutti gli investitori.

Le obbligazioni Barclays disponibili da oggi

barclaysPer gli investiori italiani scatta oggi la caccia alle obbligazioni subordinate della Barclays, negoziabili in Borsa Italiana (ExtraMot), al rendimento del 1,2%. Scadenza tra quattro e cinque anni, per i due titoli Lower Tier II, e si tratta di un’emissione attesa sette anni. Il gigante bancario della Gran Bretagna infatti, aveva dato ai mercati le ultime obbligazioni nel 2010, in piena crisi. Crisi che aveva fatto interrompere le emissioni fino a questo agosto, quando aveva piazzato un Coco Bond da 1,25 miliardi di sterline al 5,875% per gli investitori istituzionali.

Ora i due titoli, da due miliardi di euro, un miliardo in scadenza nel 2021 al 6% di tasso fisso coupon, e un miliardo al 6,625% in scadenza nel 2022. Il primo coupon da pagare annualmente il 14 gennaio, il secondo il 30 marzo. Per le scadenze, il rendimento del titolo al 2021 è dello 0,95%, mentre per il titolo a scadenza per il 2022, è del 1,2%. Gli importi minimi (moltiplicabili) acquistabili sono fissati a 50mila euro.

Per quel che riguarda la situazione finanziaria della banca, il secondo quadrimestre di quest’anno è stato nel segno negativo, con una perdita di 1,4 miliardi di sterline, una vera inversione di tendenza rispetto ai 433 milioni di utile netto dell’anno scorso. Tra le cause, la stagnazione dei settori di retail, il calo dei capitali e dei bond, e soprattutto il risarcimento ai clienti di 700 milioni di sterline per la fornitura di prodotti assicurativi non richiesti.

Ottimi risultati per Tiscali, e il titolo vola

tiscaliTiscali vola in borsa con un ottimo +11% delle sue azioni, grazie alla pubblicazione dei risultati semestrali che segnano dati più che positivi. Tiscali ha segnato un fatturato di 103,6 milioni, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso dunque, che era di 96.9 milioni, l’incremento è del 6,9%. Risultati che riportano Tiscali in auge, e rispetta le previsioni degli analisti, che avevano pronosticato risultati migliori tra il 5 e l’8%. Previsioni rispettate dunque, e grande felicità per gli investitori, che vedono il loro capitale rivalutato. Probabilmente si assisterà ad una flessione, nei prossimi giorni, dovuta alle prese di profitto, ma il titolo Tiscali continuerà a dare soddisfazione al propri azionisti. Il margine operativo lordo infatti cresce di 2 milioni, attestandosi a 14,4 milioni, registrando un incremento del 16,3%. Buoni i risultati dell’utile netto, che arriva a 24,5 miliono, mentre il passivo registra 17,7 milioni.

Sarà dunque un anno positivo per l’azienda, e gli analisti suggeriscono un buy per le azioni, in attesa di nuove crescite del titolo, alla fine dell’anno, che dovrebbe concludersi in linea con il primo semestrale. Anche se l’incremento maggiore dovrebbe essere passato, il titolo potrebbe dare ancora soddisfazioni, e nei prossimi giorni, dopo le prese di profitto, dovrebbero ripartire gli acqusti.

Il Dow Jones farà un nuovo record?

Tra poco il Dow Jones apre le contrattazioni, e molti investitori si stanno fregando le mani, perché è attesa una nuova seduta record per il listino americano. Tutte le indicazioni sui futures danno segnali di un’altra giornata molto positiva per New York, e l’apertura è già in verde, con un +0,16 per cento e 22307 punti. I futures segnavano, a due ore dall’apertura, già uno 0,26 per cento in più, e la leggera flessione è solo un piccolo assestamento, in previsione dell’apertura ufficiale. Intanto sul listino S&P 500 la crescira è dello 0,21% mentre i futures sul Nasdaq viaggiano a +0,17%. questi numeri di pre-apertura sono segnali molto positivi, e molti investitori stanno osservando il mercato americano o hanno già investito, sicuri di un segna più piuttosto significativo per l’apertura della settimana. Il week-end infatti si è svolto senza sorprese, ed è possibile che Dow Jones e l’S&P 500 soddisferanno quanti hanno puntato su questi listini. In particolare la situazione di trend positivo potrebbe protrarsi anche per il resto della settimana, imprevisti permettendo, perché sono previsti buoni dati macro per oggi, con la pubblicazione delle previsioni sull’indice del mercato immobiliare NAHB a settembre e i risultati degli acquisti netti di attività finanziari a lungo termine di luglio.

Continua il crollo delle cripto

bitcoinIl trend negativo delle criptovalute continua anche oggi, con un crollo totale di tutti i principali listini. Gli investitori hanno ormai perso più del 25 per cento in tre giorni, e il trend sembra non invertirsi, in mancanza di notizie positive per le cripto, sempre molto sensibili alle dichiarazioni e ai movimenti dei governi e delle banca mondiali.

A scatenare il crollo ci ha pensato JP Morgan, per bocca del suo Ceo, con le dichiarazioni contro Bitcoin, definito una truffa.

Così, oggi la regina delle cripto perde un altro 6%, scendendo sotto quota 3700 dollari. Una diminuzione di 1000 dollari in una sola settimana. Peggio va a Ethereum Classic, sotto del 12% e a quota 12,35 dollari, e al LiteCoin, con una perdita secca del 13%. Ripple perde il 7% e torna sotto quota 0,19 dollari, mentre Ethereum scende sotto la resistenza dei 260 dollari.

Un calo vistoso, che richiederà del tempo per essere recuperato. Ma intanto si stempera il divieto cinese sulle Ico, e i principali quotidiani della Cina si dicono fiduciosi in una regolamentazione nell’immediato futuro, che riporti le criptovalute in auge. Nessuno vuole perdere questo mercato, volatile ma anche internazionale. Perdere le criptovalute, in futuro, potrebbe rivelarsi un errore grossolano.

Carige: i bond subordinati 2020 volano

carigeLe obbligazioni high yield 7,321% al 2020 tornano a salire, con un altro +2,6% per superare quota 80. Si tratta di un forte rialzo sul medio periodo, dopo il minimo storico di giugno. Da allora, i rendimenti sono cresciuti e le obbligazioni hanno fato segnare un rialzo del 100%, grazie soprattutto al nuovo piano industriale che spinge gli investitori alla fiducia sull’acquisto dei bond, oggi al 14% di rendimento. Il piano verrà divulgato in settimana, dopo la riunione dello scorso venerdì che ha dato il via libera alle nuove strategie di Banca Carige, incentrate sulla ristrutturazione degli esuberi, e sul ritorno al verde in bilancio. Su queste due problematiche è stato basato il piano, che vuole far tornare la banca in attivo già dall’anno prossimo, anche se lo scorso trimeste si è chiuso con un passivo di 113 milioni di euro, comunque minore dei 154,9 milioni di perdite registrate nel primo trimestre, di cui 66 milioni sono per la cessione Gacs. Bene il risultato dei crediti deteriorati, scesi a 7,2 miliardi lordi, con una diminuzione di 1 miliardo rispetto ai due trimestri precedenti. Togliendo la cessione Gacs, secondo la Banca Carige, i crediti deteriorati sarebbero inferiori ai 3 miliardi lordi, pari ad 1 miliardo netto.

Questi sono i numeri che stanno portando i band subordinati di Carige in alto.

Ferrari in picchiata, borsa Milano in negativo

Azioni Ferrari

Non è stato un buon giorno per gli investitori del titolo Ferrari, dopo il downgrade di JP Morgan che ha scatenato le prese di profitto. Il titolo scivola del 6,7%, dopo giorni di rally costante, ma molte sono le critiche al downgrade di JP Morgan, per alcuni analisti ingiustificato nelle motivazioni. Per la banca americana, la Ferrari potrebbe entrare in business rischiosi come quello del Suv, ma in realtà oggi, sono proprio i Suv uno dei segmenti più trainanti del settore, e comunque Ferrari ha già dichiarato di non volersi impegnare nel settore. Poi la possibile IPO su Maserati, che però è stata già seccamente smentita da Marchionne. Infine la concorrenza sempre più agguerrita dei grandi marchi come Lotus e McLaren, che però il Cavallino ha sempre gestito egregiamente, da decenni, e quindi sembra una motivazione del tutto debole. Anzi, vincendo sempre la concorrenza la Ferrari è diventata un mito talmente solido tra le supercar, che la concorrenza degli altri marchi l’ha rafforzata, piuttosto che indebolirla.

Insomma, la realtà sembra dire che il downgrade di Morgan sia stato solo un segnale per scatenare le prese di profitto di alcuni investitori, più svelti degli altri nel capire i movimenti del mercato. Chi ha approfittato dei rally dei giorni scorsi ha realizzato un buon profitto, chi invece pensa di investire in azioni Ferrari, adesso potrebbe approfittare del ribasso del prezzo, per aspettare il prossimo rally.

Crollo delle Criptovalute: la Cina vieta e ICO

bitcoinOggi la Banca Centrale cinese ha annunciato il divieto, per i provati, di utilizzare le ICO, le offerte di criptovaluta per raccogliere fondi, stabilendo anche che i risparmiatori dovranno essere risarciti. È un colpo durissimo per le criptovalute, che hanno perso in un’ora fino al 20% del loro valore. Per la banca centrale, le ICO sono una illegale raccolta di risparmio, e le critptovalute perdono una parte importante, seppur non essenziale, della loro circolazione. Ma la Cina ha vietato anche le piattaforme di scambio valutario con le currency ufficiali, e questo è un altro duro colpo per il mercato, visto che proprio la Cina era diventata terreno fertile per le criptovalute. Il paese passa dunque da un’assenza di regolamentazione ad una delle regolamentazioni più ferree del mondo. Proprio l’Asia si stava segnalando come grande protagonista della circolazione della crittografia valutaria, anche in Corea.

Bitcoin cade del 8%, ma il tonfo più grande è quello di Ethereum, che cede più del 17%, e LTC più del 18%. Alle altre non va meglio, con perdite di almeno il 10%.

Il crollo medio del mercato è del 18%, con una capitalizzazione di 150 miliardi, 30 miliardi in meno in pochissimo tempo.

Quale sarà il futuro delle cripto ora? Certamente avranno tempo e modo di riprendersi, e questo potrebbe anche essere il momento buono, per i ritardatari, di investire per avere buoni guadagni a breve, quando gli investitori avranno assorbito la botta.

L’interesse cinese per Fca scatena la speculazione

FCA, salgono vendite EuropaDopo le indiscrezioni dell’interesse cinese di Great Wall Motor per il marchio Jeep, smentite in nota da Fca, il titolo del gruppo italo-americano ha iniziato a volare, passando in tre giorni da un prezzo di 9,95 euro a 11,04, con molti investitori in preda all’acquisto.

Secondo le indiscrezioni del sito USA Automotive News, Il presidente del gruppo cinese Wang Fengying, in una e-mail inviata allo stesso sito, avrebbe dichiarato la sua intenzione di acquisire il marchio Jeep, e di aver già richiesto un incontro preliminare al Lingotto, per comprendere la fattibilità del progetto. D’altra parte, Marchione aveva dichiarato, qualche mese fa, che la cessione di Jeep non fosse un tabù, e il gruppo Great Wall è un colosso nella produzione di Suv, con mire espansionistiche per ottenere il primato mondiale nel settore. Ma la Jeep è anche il pezzo pregiato del gruppo Fca, e Marchionne ha un programma di sviluppo ed espansione già avviato.
Intanto però, i bond della Fca hanno iniziato a volare, preda della speculazione dei mercati. L’obbligazione senior 3,75% al 2024, per un totale di 1,25 miliardi di dollari, ha raggiunto quota 109, con il rendimento di poco superiore al 2%. Il bond FCA al 6,75% con scadenza al 2019, viene quotato 112 e un rendimento minore dello 0,70%. Il rating è in zona “speculative grade”.

Le azioni che probabilmente saliranno sul mercato italiano

quotazioni-valutaIl mercato azionario è sempre difficile da comprendere, ma ci sono delle indicazioni che possono venire in aiuto, nelle valutazioni degli istituti e delle aziende di analisi e rating. Quindi abbiamo sempre delle indicazioni che possono essere utili per capire la salute di una company e valutare se acquistarne le azioni o no.

Per oggi abbiamo ben tre upgrate positivi, di cui due con rating buy e uno con rating hold. Siamo in pieno ferragosto, ma le indicazioni sono ottime su tre titoli, del mercato italiano, per tre aziende molto importanti, grandi e famose: Enel, Italgas e Ferrari.

Le indicazioni vengono da tre rating company diverse. Per quel che riguarda l’Enel, abbiamo la valutazione di Usb, che conferma il suo giudizio rating di buy e aza il target del prezzo fino a 5,5 euro, dall’attuale 4,95.

Per quel che riguarda Ferrari, è Berenberg ad esprimersi, con la conferma del rating buy, ma con un target del prezzo alzato a 110 euro, dall’attuale 107,69, in diminuzione del 1% rispetto alla chiusura di venerdì. Al momento del giudizio di Berenberg, l’azione era prezzata a 92,10 euro.
Infine Italgas, per cui Equita conferma il rating hold, mantenendo il prezzo a 5,1 euro. Attualmente Italgas è quotata 4,81 euro, il leggerissima salita (+0,08%) rispetto alla chiusura di venerdì.

Bolla sulle tech di Wall Street?

google1Nessuna certezza, ma una bolla nel comparto hi-tech della borsa di New York potrebbe anche scoppiare, secondo alcuni analisti. I primi a parlarne, sono stati quelli di Goldman Sachs, con una allert che scosse il mercato per alcuni giorni. Vendite e cali importanti certo, ma niente di sconvolgente, e tutto tornò subito alla normalità con la pubblicazione dei fatturati trimestrali. Ma nonostante non se ne parli più, alcuni dati indicherebbero la possibilità di un tracollo. A rinnovare l’allarme, è Ruchir Sharma, capo economista di Morgan Stanley Investment Management, secondo cui, ci potrebbe essere una forte discesa dei prezzi delle azioni, sulla falsa riga di quanto successo nel 2000. Sono tre, secondo l’analista, i fattori da considerare per capre se lo scenario peggiore diverrà reale. Innanzitutto le decisioni dei governi, che vorrebbero regolare il settore, oggi preda dei grandi monopoli come Google e Amazon. Se si dovessero rompere questi monopoli con nuove regolamentazioni, la bolla esploderà. Poi l’aumento dei tassi, sicuro, da parte delle banche centrali, e infine i fatturati, che rendono il mercato molto volatile, nel caso non fossero corrispondenti alle previsioni. Per Ruchir Sharma, anche un solo colosso sottotono, potrebbe innescare una discesa generale dei prezzi delle azioni. Questo perché, secondo le analisi, i prezzi delle azioni sono già molto al di sopra del valore reale, e una delusione potrebbe far cadere l’illusione del futuro hi-tech, almeno sui mercati.

Mercati emergenti in ripresa

mercati emergentiI mercati emergenti sono in ripresa, e mediamente, l’obbligazionario e l’azionario, hanno guadagnato il 50%, dopo le brutte performance del 2015, che li ha visti arrivare ai minimi nel gennaio del 2016. La Cina è in ripresa, grazie agli incentivi e alla produzione industriale, che sta tornando a chiedere materie prime. Una ripresa molto forte e convinta, a cui però si deve porre la domanda: continuerà?

La crescita dovrebbe essere costante e stabile, anche se c’è da valutare il rendimento medio, del 4,5% che non è paragonabile a quello USA, del 15,4%. Alcuni analisti prevedono comunque una crescita del 21% quest’anno, ma migliore performance dal 2010, e mantenersi stabile anche nel 2018.

Tra le società su cui molti suggeriscono di investire, ci sono Alibaba e Tencent, che puntano sull’e-commerce e non solo; gli elettronici classici come Samsung, Taiwan Semiconductor e Hon Hai Precision, e le banche indiane come Kotak Mahindra e HDFC, sulla scia della crescita economica.

Le azioni però, probabilmente non avranno dei dividendi entusiasmanti, e saranno mediamente del 7,6% l’anno, in linea con la crescita dell’ultimo decennio. Certamente gli USA offriranno rendimenti migliori, ma anche oscillazioni e rischi maggiori, rispetto alla costante crescita asiatica, che offre comunque una scelta azionaria sempre maggiore.

Arriva Jackson Hole: mercati obbligazionari positivi

jackson hole

Il mondo finanziario, nell’attesa del vertice dei banchieri centrali a Jackson Hole, si gode un periodo positivo, che si spera proseguirà, secondo le attese, anche dopo il meeting. Negli USA, i banchieri dovrebbero annunciare novità di politica monetaria e tassi di interesse. Sotto l’ospitalità del presidente della Federal Reserve Jannett Yellen, si parlerà anche delle ripercussioni che questo dovrebbe avere sui mercati finanziari e sui cambi valutari. Al vertice è infatti probabile che Mario Draghi, presidente BCE, annuncerà la fine del QE in Europa, e l’avanzata dell’euro, verrà quindi frenata nell’ultimo trimestre di quest’anno.

Per l’Head of Research & Investment Strategy, AXA Investment Managers, Laurence Boone, le previsioni per il futuro non cambiano, e non ci saranno sorprese dai mercati, anche se non mancano delle posizioni sovradimensionate di alcuni assets in forte dipendenza con la ripresa, come le azioni al credito high yield e al debito.

Le azioni del mercato statunitense risultano ancora sopravalutate, mentre sono ridimensionate quelle del mercato europeo, dopo il rally di inizio anno. Più sensibili agli attacchi sarà il mercato azionario USA, a causa delle forze ribassiste sull’energetico, che nel 2017 è stato il settore trainante della crescita, per un terzo del totale. Intanto, l’inflazione dovrebbe infatti continuare a crescere lentamente, così come i salari. Resta il rischio di volatilità per le obbligazioni sovrane core.

Bond e azioni: quale futuro?

mercati-azionari-2011-tendenzaA delineare il futuro dei mercati azionari ed obbligazionari è James Swanson, CFA MFS Chief Investment Strategist, e l’analisi rispecchia tutte le incertezze del momento, con i due mercati che sembrano divergere fortemente, con prospettive del tutto diverse, già delineate con l’elezione di Trump e con le politiche monetarie delle varie banche centrali. L’America e l’Europa non si muovono più nella stessa direzione, e i due mercati vanno in senso opposto, con le azioni che spesso segnano dei rush, mentre le obbligazioni riducono le loro rendite. Sullo sfondo, il previsto, ma ancora non realizzato, rialzo dell’inflazione e dei tassi di interesse, che stanno accentuando la forbice tra mercato azionario e mercato obbligazionario, con quest’ultimo sempre meno redditizio.

Ci sarà dunque un nuovo boom azionario in vista? Certamente qui vi sarà inflazione, con un rallentamento sempre più accentuato, specialmente il prossimo anno, che vedrà, sia Fed, che BCE, alzare i tassi, con l’interruzione, molto probabile, dei programmi di QE della banca centrale di Bruxelles.

Poi pesano le incertezze politiche americane, con Trump che sembra sempre più in difficoltà nel mantenere le sue promesse elettorali, soprattutto in materia di fiscalità e stimoli economici. I mercati sembrano non crederci più, o comunque sono assaliti dai dubbi, penalizzando le obbligazioni.