Norfolk Southern sceglie una scadenza di cento anni

Quando si parla di ferrovie americane non si può non pensare alla Norfolk Southern Corporation: questa compagnia ha cominciato le proprie attività nel 1990, subito dopo la fusione tra Norfolk and Western e la Southern Railway, ed oggi opera soprattutto tra la costa orientale e la regione del Mississippi. La grande corsa ai bond societari ha contagiato la grande società della Virginia, la quale ha deciso di puntare su una scadenza di lunghissimo periodo, ovvero cento anni. Tra l’altro, anche il Massachusetts Institute of Technology ha lanciato strumenti simili questo mese, dunque si è trattato di un esempio molto interessante da seguire. Nel dettaglio, Norfolk ha ceduto 400 milioni di dollari in relazione a obbligazioni che giungeranno a maturazione nel 2111, con un rendimento complessivo pari al 6%; il ritorno economico del Mit, invece, è leggermente inferiore, 5,6 punti percentuali.

Walt Disney Co., bond decennali dopo oltre due anni

Come in ogni favola che si rispetti, anche la Walt Disney Company intende vivere felice e contenta e questo finale potrebbe dipendere dalla nuova emissione obbligazionaria che è stata pianificata in questi giorni: il colosso americano dell’intrattenimento si è infatti focalizzato su ben cinquecento milioni di dollari, un ammontare che andrà a riguardare quei bond che non venivano lanciati sul mercato da più di due anni. Il segmento a stelle e strisce relativo a tali strumenti vive un periodo piuttosto florido, ecco perché anche la società di Burbank ha voluto seguire il medesimo esempio. Cerchiamo comunque di capire nel dettaglio l’offerta della Disney. L’ attuale rating societario è incentrato sulla buona affidabilità del grado di investimento: in effetti, la valutazione è stata pari ad A2 secondo Moody’s, mentre Standard & Poor’s ha scelto un giudizio pari ad A, visto che i costi dell’indebitamento sono i più bassi degli ultimi sei mesi.

Chrysler, maxi offerta di bond ad alto rendimento

Il gruppo Chrysler e il mercato dei bond non riescono a stare lontani l’uno dall’altro. La casa automobilistica di Auburn Hills ha infatti deciso di tornare nuovamente a questo specifico segmento finanziario con una delle maggiori offerte degli ultimi due anni: si tratta di una proposta che va a riguardare direttamente i titoli ad alto rendimento e che dovrebbe essere in grado di rifinanziare i prestiti contratti. La società americana si è vista costretta ad accrescere l’offerta obbligazionaria fino a un totale di 3,5 miliardi di dollari, un incremento che ha coinvolto anche i tassi di interesse dei prestiti a sei anni. Secondo gran parte degli analisti, le modifiche in questione dovrebbero essere le più adatte per stabilizzare le trattative attualmente in corso. Chrysler, la quale fa parte del gruppo Fiat, deve far fronte a un debito piuttosto consistente, quindi ci si è rivolti al mercato più propizio in questo preciso momento storico; i bond saranno equamente suddivisi tra le scadenze a otto e dieci anni, con la quotazione effettiva prevista per la giornata di domani.

Johnson & Johnson, obbligazioni per finanziare il debito

Johnson & Johnson rappresenta una delle quattro compagnie americane non finanziarie che possono vantare il miglior credito in assoluto. È proprio per questo motivo che il colosso farmaceutico di New Brunswick sta puntando con decisione sui titoli obbligazionari: in particolare, è in programma una vendita di ben 3,75 miliardi di dollari per quel che concerne questi strumenti, dopo che i rendimenti maggiori sono calati ai minimi degli ultimi sei mesi. Le altre società che fanno parte del ristretto novero descritto in precedenza sono McDonald’s, Hsbc Bank e Caterpillar Financial Services, le quali si focalizzeranno sullo stesso tipo di emissioni nel corso di questa settimana. L’interesse di Johnson & Johnson è andato nella direzione dei corporate bond, dopo aver seguito l’esempio di altre multinazionali americane; l’intento principale è quello di ricercare una struttura più stabile per quel che concerne il capitale interno e far fronte ai pagamenti per l’acquisizione di Synthes Inc.

Google, è realtà il debutto sul mercato obbligazionario

Non poteva mancare neanche Mountain View nel vasto universe che contaddistingue il mercato obbligazionario: Google, alle prese con un preoccupante declino dei propri titoli azionari (quest’anno sono stati persi già nove punti percentuali), andrà a focalizzarsi sui bond con la sua prima storica emissione, una vendita pianificata per un ammontare di tre miliardi di dollari. L’intento è chiaro, il colosso statunitense vuole finanziare i prestiti a breve termine. La compagnia punterà, in particolare, sui corporate bond: l’attuale ceo, Larry Page, il quale ha sostituito Eric Schmidt proprio un mese fa, ha annunciato la probabile espansione dei business telefonici e delle pubblicità, nonostante ci siano delle indagini a tal proposito. Nel dettaglio, Google dovrebbe lanciare dei prodotti a tre, cinque e dieci anni nel corso della giornata odierna, con delle differenze di ritorno economico.

Usaa lancerà Cat Bond per duecento milioni di dollari

La United Services Automobile Association rappresenta una delle principali compagnie assicurative degli Stati Uniti: non è un caso, quindi, se proprio questa società stia lavorando alacremente per emettere duecento milioni di dollari in Catastrophe Bond, una operazione che è volta a proteggere le potenziali perdite di terremoti, alluvioni, tempeste ed incendi. L’indiscrezione giunge direttamente dall’agenzia di rating Standard & Poor’s. Nello specifico, questa transazione rappresenta l’ultimo tassello del programma di lungo termine Residential Re Cat Bond, il sedicesimo in assoluto per Usaa, la quale ha avviato gli investimenti di questo tipo nel lontano 1997.

Bbva: il rating dei covered bond è stato ridotto

Non è un bel periodo quello che vive Bbva, una delle principali realtà creditizie della penisola iberica: il Banco Bilbao Vizcaya Argentaria è infatti alle prese con una valutazione non troppo incoraggiante per quel che concerne i propri titoli obbligazionari, in particolare i cosiddetti covered bond. Questi ultimi, conosciuti anche con la denominazione nostrana di “obbligazioni garantite”, sono dei titoli che si basano essenzialmente sulla garanzia della loro emissione e sono volti a finanziare un determinato tipo di progetto. Ebbene, la celebre agenzia di rating Standard & Poor’s ha deciso di ridurre il giudizio relativo a questo investimento, il quale si riferisce ai prestiti concessi al settore pubblico dalla banca dei Paesi Baschi: la valutazione in questione, infatti, è scesa da AAA ad AA+ (da una affidabilità massima a una ottima). Che cosa è successo esattamente?

Islamic Development Bank: un nuovo sukuk denominato in dollari

È un gran momento quello attuale per l’emissione e la relativa sottoscrizione di sukuk, i titoli obbligazionari islamici, conformi alla legge della Shariah: ne è una chiara testimonianza anche l’ultimo progetto della Islamic Development Bank, istituto di credito dell’Arabia Saudita che ha intenzione di lanciare a breve un prodotto di questo tipo con tanto di denominazione in dollari americani. L’obiettivo è abbastanza chiaro, il gruppo asiatico ha necessità di nuovi fondi e per venire incontro a questa esigenza si lancia a capofitto nel mercato obbligazionario, senza disdegnare però il fattore dei cambi valutari: ecco perché è stata scelta la moneta verde, molto più sicura rispetto al ryal, il quale attualmente vale circa 0,26 dollari. La quotazione ufficiale dovrebbe avvenire quando le condizioni di mercato la renderanno conveniente, ma sicuramente al termine del meeting tra gli investitori del reddito fisso del Medio Oriente, dell’Asia e dell’Europa.

NewPage: le obbligazioni risentono dei minori ricavi

I bond di NewPage Corporation, l’azienda produttrice di carta patinata che viene controllata da Cerberus Capital Management, hanno subito un brusco declino in questi ultimi due giorni: i titoli della compagnia di Miamisburg hanno risentito, in particolare, dell’andamento non esaltante dei ricavi aziendali, i quali non sono stati all’altezza delle attese degli analisti. C’è infatti da sottolineare che tali prodotti, i quali beneficiano di un ammontare complessivo pari a 806 milioni di dollari, di un rendimento pari al 10% e di una scadenza fissata per il mese di maggio del 2012, hanno ceduto 6,3 centesimi, attestandosi a quota 39,9 a New York così come registrato da Trace, il sistema americano che quota le obbligazioni. Tra l’altro, anche il debito della società statunitense risulta essere al suo livello più basso dallo scorso mese di agosto.

Mongolia: 700 milioni di dollari per il debutto dei bond domestici

Il nuovo prestatore economico della Mongolia è stato creato appositamente per dar vita a una importante esperienza dal punto di vista obbligazionario: e in effetti la vendita da parte della nazione asiatica di titoli in valuta domestica (si tratta del tughrik) sta raggiungendo velocemente quota 700 milioni di dollari, con le cessioni vere e proprie che sono state pianificate per partire proprio nel corso di questo mese. I bond in questione beneficeranno di una scadenza a cinque, dieci e quindici anni e la loro emissione durerà fino a settembre. L’istituto a cui fare riferimento, per la precisione, è la Development Bank of Mongolia, banca che ha sede nella capitale Ulan Bator; inoltre, gli strumenti saranno garantiti dal governo, il quale ha fornito il proprio assenso alla vendita. Secondo la stessa banca, fra due settimane al massimo vi sarà un fondamentale meeting tra gli investitori, in modo da concretizzare tutti i piani.

Hsbc-Samurai Bond: raggiunti i livelli del 2008

La Hong Kong and Shanghai Banking Corporation è riuscita a raccogliere ben 143,4 miliardi di yen (circa due miliardi di euro) da una delle maggiori vendite di Samurai Bond degli ultimi tempi: si è trattato di una offerta che non beneficiava della garanzia governativa e i livelli in questione sono molto simili a quelli del 2008, quando Lehman Brothers fu costretta a dichiarare bancarotta. L’operazione posta in essere dall’istituto londinese ha riguardato 108,2 miliardi di yen per quel che concerne i titoli obbligazionari a cinque anni, bond con un rendimento pari allo 0,91% (trentuno punti base al di sopra dello swap) e altri 35,2 miliardi in relazione a strumenti a tasso fisso, in grado di pagare 46 punti base oltre il Libor trimestrale. Come si evince dalle indiscrezioni più accreditate, lo stesso gruppo britannico avrebbe pianificato un’ulteriore cessione, ma dell’importo pari a cinquanta miliardi di yen, a conferma che i titoli in valuta giapponese sono di estremo interesse.

Palestina: da Padico Holding la prima emissione obbligazionaria

La settimana attuale ha rappresentato una tappa molto importante per l’economia palestinese: Padico Holding è divenuta infatti la prima compagnia della regione mediorientale che ha concluso un aumento di capitale tramite la quotazione di corporate bond. Gli strumenti in questione, titoli obbligazionari con scadenza quinquennale, vantano un ammontare complessivo di settanta milioni di dollari e devono essere collocati in forma privata da un gruppo di quattordici istituti di credito della stessa Palestina e della Giordania. C’è comunque da dire che l’offerta è stata sottoscritta già per novanta milioni di dollari, con gli ordini degli investitori notevolmente superiori a quanto stabilito. La Palestine Development and Investment Limited, la quale vanta tre sedi principali (una in Giordania ad Amman, e due in territorio palestinese, a Ramallah e Nablus), si allinea in questo modo alla crescita economica piuttosto robusta fatta registrare dalla Palestinian West Bank.

Lussemburgo: marcia indietro sull’emissione di sukuk

Lussemburgo e sukuk, chi poteva immaginare una stretta correlazione? La banca centrale del Granducato europeo ha fatto sapere di voler pianificare nel dettaglio la vendita dei primi bond islamici governativi, una circostanza più volte ribadita anche dal governatore Yves Mersch, ma che comunque verrà valutata nei prossimi mesi. Le spiegazioni per l’attesa sono semplici: lo stesso Mersch ha aggiunto che nei mesi scorsi il paese aveva una forte necessità di emettere prodotti finanziari innovativi per fornire una risposta adeguata alla crisi economica, ma ora quel bisogno è venuto meno. Il numero uno dell’istituto di credito, intervenuto nel corso dell’Islamic Financial Services Board Summit di Lussemburgo, ha messo dunque in luce gli attuali obiettivi, i quali prevedono una sorta di stand-by per questa cessione.

Raiffeisen, collocato in Italia il fondo bilanciato flessibile

C’è un’importante novità in casa Raiffeisen: il gruppo finanziario viennese può finalmente collocare il proprio fondo 337 – Strategic Allocation Master I anche in Italia, una opportunità nuova e interessante per tutti i clienti istituzionali che fossero interessati. L’appetibilità del prodotto in questione deriva dagli ottimi risultati conseguiti negli altri paesi in cui è stato distribuito, dunque ci si attende un successo simile. Ma cos’è esattamente il Raffeisen 337- Strategic Allocation Master I? La struttura è quella tipica dei bilanciati flessibili, la tipologia di strumento che si focalizza su Exchange Traded Fund, titoli azionari e obbligazionari, senza disdegnare comunque le materie prime e le valute nazionali. L’arco temporale di riferimento è quello di lungo periodo, in modo da controllare dettagliatamente e accuratamente il rischio.