Rischi e opportunità dai bond di paesi emergenti

L’investimento in obbligazioni emesse da paesi emergenti non viene considerato più tanto rischioso come accadeva ad esempio dieci o quindici anni fa. La crisi finanziaria del 2008 ha dimostrato come molti paesi emergenti, in particolare asiatici e latinoamericani, siano diventati molto più solidi e in grado di reggere meglio che in passato all’onda d’urto di una grave turbolenza dei mercati. Dopo la crisi del Sud-Est asiatico (1997), della Russia (1998) e di alcuni paesi latinoamericani ad inizio 2000, i mercati emergenti hanno imparato a porre maggiore enfasi sul controllo del bilancio pubblico.

Campari emette bond dopo ben tre anni

La Davide Campari-Milano Spa ha provveduto a emettere i suoi primi bond dopo ben tre anni di attesa: il ritorno alle cessioni obbligazionarie da parte del gruppo lombardo è stato reso possibile dalla rinnovata domanda di debito dagli investitori, i quali sembrano essere interessati alle proposte che si possono trovare nelle nazioni europee più indebitate. Entrando maggiormente nello specifico, c’è da dire che la società milanese ha venduto quattrocento milioni di euro in titoli che giungeranno a scadenza tra sette anni; in realtà, gli stessi investitori finanziari avevano scommesso fortemente su un ammontare dodici volte superiore, come messo in luce dalla stessa Campari nel comunicato ufficiale.

Emissioni corporate bond euro ai massimi storici

Le emissioni di obbligazioni societarie in Europa sono ai massimi storici. Negli ultimi due anni le agenzie di rating hanno abbassato a più riprese il giudizio sul merito di credito di molte società, in particolare quelle finanziarie. Nonostante ciò i tassi di insolvenza sono rimasti molto contenuti, grazie alla forte domanda degli investitori per titoli a reddito fisso (fixed income). Questo trend ha finora consentito alle aziende di medio-grandi dimensioni una certa facilità di accesso ai finanziamenti a tassi spesso molto vantaggiosi.

Investire nei paesi del Far East asiatico a fine 2012

Il forte rallentamento dell’economia cinese e indiana dovrebbe creare i presupposti per una frenata della locomotiva asiatica, con ripercussioni negative sull’Europa e gli Stati Uniti. In realtà è proprio l’andamento negativo delle principali economie mondiali occidentali a creare problemi al continente asiatico, che ad ogni modo deve fare i conti anche con una minore domanda interna. Dopo dieci anni di esuberanza, il pil asiatico crescerà a ritmi molto più lenti rispetto al passato ma comunque superiori al pil mondiale.

Nestlè aumenta l’importo dei propri bond in dollari

Nestlè Sa, celebre multinazionale svizzera attiva nel settore alimentare, ha aumentato le dimensioni della sua prima vendita di titoli obbligazionari in dollari degli ultimi quattro mesi: nello specifico, il colosso di Vevey ha deciso di innalzare fino a cinquecento milioni di dollari l’importo in questione, dopo che è stato accertato che le compagnie europee sono riuscite a battere di gran lunga i mercati americani, con un ritmo di crescita che non veniva riscontrato da almeno un anno e mezzo.

Obbligazioni Telefonica e Mediobanca

Telefonica Sa, la principale compagnia spagnola per quel che concerne l’ambito telefonico, e Mediobanca hanno rinnovato l’appetito degli investitori per quel che concerne i titoli finanziari: si tratta di un elemento da tenere in ampia considerazione, visto che si sta parlando della Spagna e dell’Italia, non certo i due paesi più virtuosi dell’intera eurozona. Entrando maggiormente nel dettaglio, la società iberica ha provveduto a emettere titoli obbligazionari in scadenza nel 2020 e per un importo complessivo di 1,2 miliardi di euro.

Heineken finanzierà gli acquisti col suo nuovo bond

Un importo pari a 3,25 miliardi di dollari e la denominazione in moneta americana: i due tratti salienti dell’ultima emissione obbligazionaria di Heineken, terza azienda al mondo per quel che riguarda la produzione di birra, sono proprio questi. Si tratta, come è evidente nei casi di corporate bond di tale tipo, di una cessione massiccia di debito, con il colosso olandese che punta a finanziare nel migliore dei modi l’acquisizione di un’altra azienda, la Asia Pacific Breweries Limited. La vendita in questione comprende ben quattro tranche.

Università di Cambridge emette bond da 350 milioni di sterline

Nel bel mezzo del boom del mercato dei corporate bond in Europa, spinti soprattutto dalle basse valutazioni dei titoli e dai risicati rendimenti sui titoli governativi dei paesi ad alto rating, scende in campo anche la storica e prestigiosa Università di Cambridge. Per la prima volta nella sua storia, l’università britannica non incontrerà studenti bensì potenziali investitori per discutere del collocamento di un bond da 350 milioni di sterline. In 800 anni dalla fondazione, l’Università di Cambridge non si era mai finanziata con un’emissione obbligazionaria.

Il denaro che sarà raccolto servirà per finanziare le strutture destinate all’attività di ricerca e per gli alloggi degli studenti universitari. L’emissione è seguita da vicino dall’agenzia di rating Moody’s, che tra l’altro ha assegnato un giudizio sul merito di credito al livello “Aaa”, il massimo rating possibile e lo stesso attribuito anche al Regno Unito. Moody’s ha sottolineato in un report destinato ai potenziali investitori che l’Università di Cambridge non gode solo di un’ottima reputazione da un punto di vista didattico (avendo annoverato anche scienziati del calibro di Isaac Netwon e Charles Darwin) ma anche sotto il profilo finanziario.

In Europa le grandi università di rado accedono al mercato del debito per finanziare le proprie attività, mentre dall’altra parte dell’oceano diversi atenei hanno già optato per le emissioni obbligazionari come ad esempio Stanford e la Columbia. Secondo quanto dichiarato da Bloomberg, quest’anno è avvenuto un solo collocamento obbligazionario da parte del college britannico De Montfort University di Leicester.

Il timing di Cambridge sembra quello più opportuno, considerando che in questa fase gli investitori sono sempre più alla ricerca di bond ad alto rating in grado di offrire un premio rispetto ai bond governativi. Secondo Moody’s, l’Università di Cambridge ha lo stesso rating del Regno Unito, ovvero “Aaa”, ma ha un outlook migliore (“stabile” contro “negativo”). Il collocamento è curato da Hsbc, Morgan Stanley e Royal Bank of Scotland. Il 5 ottobre partirà un road show per incontrare gli investitori.

General Electric continua a emettere debito

General Electric fa parlare ancora una volta di sé per una interessante emissione obbligazionaria: la compagnia pubblica di Fairfield ha infatti messo a disposizione degli investitori bond per un importo totale di sette miliardi di dollari, nel tentativo di capitalizzare al massimo i bassi tassi di interesse. L’offerta in questione, inoltre, rappresenta la terza maggior cessione di debito negli Stati Uniti in questo 2012, almeno secondo quelli che sono i dati forniti da Dealogic. L’emissione deve essere suddivisa in tre parti ed è la prima di questo tipo dal 2007, nonostante il braccio finanziario del colosso fondato da Thomas Edison, la Ge Capital, sia un assiduo frequentatore delle emissioni di bond.

Strategie di investimento di Société Générale per fine 2012

Secondo Roland Kaloyan, strategist di Société Générale, l’attuale driver che indirizza le scelte degli investitori è la politica monetaria delle principali banche centrali mondiali, che ha creato uno scenario di “guerra economica basato sul quantitative easing”. Partendo da questo presupposto si muove anche il portfolio della banca francese Société Générale, che per i prossimi tre mesi dell’anno preferisce diminuire l’esposizione sulle borse americane per aumentare la quota da investire sui mercati azionari europei.

Allianz punta sui bond italiani

Il colosso assicurativo tedesco Allianz crede nella rinascita dell’Italia. Secondo Franck Dixmier, responsabile investimenti per il comparto europeo fixed income di Allianz Global Investors, ritiene che in questo momento ci sono buone opportunità di investimento in Italia, in una fase storica caratterizzata da tassi reali negativi nei paesi europei “core” e tassi a livelli molto interessanti nella periferia europea. Il money manager è convinto che non ci sarà alcun break-up dell’euro e che l’Italia è molto meglio della Spagna. Secondo Dixmier, quest’ultima sarà costretta a chiedere aiuto per evitare la bancarotta.

Spread bond bancari italiani in calo a fine settembre 2012

Nonostante il ritorno del clima di avversione al rischio stia mettendo a dura prova la stabilità dell’azione degli investitori sui mercati finanziari, a causa dei problemi legati al debito della Spagna e alle minacce di secessione della Catalogna, il settore delle obbligazioni corporate del comparto bancario continuano a mostrare un buon andamento. In estate era stata la volta delle azioni del settore bancario italiano, che avevano messo a segno performance superiori al 50-60% e in certi casi anche dell’80-100%. Ora tocca ai bond bancari.

Investire in bond ad alto rendimento con gli Etf

Nell’ultimo mese e mezzo abbiamo assistito sui mercati ad una maggiore contrazione dei rendimenti delle obbligazioni governative dei paesi europei periferici (come la Spagna e l’Italia), senza contare che i tassi dei bond di paesi europei “core” ad alto rating (Germania, Francia, Olanda, Finlandia, etc.) restano su valori reali negativi. L’effetto-Draghi, ovvero il lancio del nuovo piano anti-spread avvenuto lo scorso 6 settembre, ha rassicurato gli investitori favorendo la ripresa di tutto il mercato obbligazionario europeo. Da allora è anche partita la caccia ai corporate bond ad alto rendimento.

Tre tranche per le obbligazioni di Ups

La United Parcel Service Incorporated, società americana meglio nota con la sigla Ups e che si occupa di trasporti e spedizioni internazionali, ha pianificato nel dettaglio il rifinanziamento di una parte del suo debito, per un importo complessivo di 1,75 miliardi di dollari: tutto questo è stato reso possibile attraverso l’emissione di titoli obbligazionari, una operazione finanziaria che non avveniva da quasi due anni. L’offerta a cui si sta facendo riferimento prevede una scadenza pari a tre anni. Il colosso di Atlanta, la maggiore compagnia al mondo per quel che concerne il suo settore, è fortemente intenzionato a sfruttare la domanda per tali bond al fine di ripagare i suoi titoli che sono in scadenza il prossimo mese di gennaio e che prevedono un rendimento di 4,5 punti percentuali.